Colazione coi fiori di zucchino appena raccolti.

fiori di zucchino

Colazione coi fiori di zucchino appena raccolti, mmm… per la cucina alla vattelapesca è una vera sciccheria, piatto di non facile reperibilità, occorre avere un orto, piantare i zucchini, aspettare che crescano quindi raccogliere i fiori freschi al mattino e consumarli crudi.

fiori di zucchino

Il profumo, i colori, il sapore ed il contorno della campagna.

fiori di zucchino

Si tagliano due fette di pane, una bagnata d’olio ev ed una spruzzata d’aceto, si mettono i fiori uno sopra l’altro quanti se ne vuole, si chiude il panino e alé…un piacere per il palato, croccanti e saporiti, piatto da re e perché no? anche do, mi, fa, sol, la e si, compresi gli accidenti, una musica per chi ha gli occhi anche nella lingua.

fiori di zucchino

Il piacere della natura, le probabilità di comportamento calcolate al pelo, si fa quel che si può, i problemi sono tanti e non esiste soluzione, niente da fare quindi fare niente, nel frattempo i fiori di questa mattina sono andati, domani ce ne sono altri da raccogliere e meglio di così non saprei proprio, filosofia…chi l’ha mai vista?…

fiori di zucchino

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Risotto alla vattelapesca con seppie e calamaretti.

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gabbianoRisotto alla vattelapesca con seppie e calamaretti, da leccarsi i baffi e non solo, gli ingredienti al solito hanno poca importanza, in questo caso oltre ai già citati dato che in frigo avevo sedani finocchi e carote che stavano muffendo ho messo quelli con l’aggiunta di basilico e rosmarino tritati e un peperoncino piccante.

Il riso lo mangio con le bacchette, non tanto per emulazione orientale quanto perché è come mangiare col becco ed a me fare l’uccello e volare è una cosa che piace tantissimo.risotto seppia

Il piatto come si può facilmente immaginare profuma di pesce, queste sono che non si dovrebbero dire a tavola senz’altro diranno i ben pensanti ma a me personalmente il profumo di pesce ricorda tanto una certa parte del corpo femminile di cui sono particolarmente ghiotto e in altri tempi ne facevo vere e proprie scorpacciate.

risotto seppieAnche in questo caso bisogna saperle cucinare prima di mettere in tavola, i profumi ed i gusti della citata parte sono tanti e svariati e si possono condire, imbottire e farcire a piacere, ad esempio si può infilare una banana in un buco ed un cetriolo nell’altro e poi sbocconcellarli fino in fondo, i sapori si possono arricchire con i succhi che fuoriescono naturali, questi possono essere acqua e sapone quindi insipidi e poco nutrienti oppure stagionati, magari facendole correre un po’ prima di gustarli, un buon sistema è anche quello di farle ingelosire nel caso piacciano cotte al sangue con l’aggiunta di panna acida cioè sborrate altrui, magari di bei negri muscolosi che ce l’hanno particolarmente saporito.

La gelosia è un male sociale, gusto statistico, il nome non è forma, l’amore non è odio quindi la forma dell’amore è l’odio, la logica è rispettata, nel caso delle donne vendette a non finire e non si può neppure incazzarsi perché è un automatismo trasmesso dal transfert generazionale, macchinette con il programma inserito, se non si dà peso a quel che pensano i cani con la gelosia si possono portare a spasso dove si vuole.1

Nella mentalità corrente impostare un rapporto senza gelosia pare impossibile, ci vorrebbe un altro programma da inserire nelle macchinette, immaginarsi un mondo dove il sesso non è peccato, potrebbe essere poco divertente ma se non si prova non si può sapere, allo stesso livello della gastronomia ci potrebbero essere negozi dove si vendono cazzi super dotati e fighe arci appetitose, si comprano per una sera o due e si assaggiano, se ne possono comprare quanti si vuole e per tutti i gusti e le tasche, quando si pensa ad un bel regalo per la fidanzata le si porta un bel negro muscoloso con mezzo metro di cazzo sempre in tiro e la fidanzata ricambia offrendo le puttane più arrappanti che trova nelle sue orge. L’argomento è appena accennato ma comunque qualcosa del genere.

Per finire macedonia di mela grattugiata, chicchi di melograno e limone, così ci si può rifare la bocca dopo tutte quelle sborrate…

mela e melograno

Fusilli al gorgonzola e basilico con zucca e cavolfiore.

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Fusilli al gorgonzola e basilico con zucca e cavolfiore, buono, almeno l’ho mangiato e sono ancora vivo, il cavolo non mi piace granché ma volevo continuare il discorso sulle atomiche ed allora eccolo pronto.fusilli al gorgonzola

Secondo le regole della cucina alla vattelapesca gli ingredienti possono variare a piacere, in questo caso si fa fondere in pentola il gorgonzola con il burro e la salvia poi si fa bollire l’acqua col cavolo e la zucca e quando è tempo si buttano i fusilli, si aspetta che cuociano poi si versa il tutto nello scolapasta e si unisce il condimento con una bella grattata di parmigiano ed infine si mangia.

Uno scrittore quando scrive crea, qualcosa del genere dev’essere anche per i cuochi, bisogna mettere quel “tocco” in più per rendere appetitosi sia le parole che i cibi ed in questo caso ognuno ha i suoi trucchi, personalmente do molta importanza agli accostamenti di colore, sfumature eccetera, la regola si estende alle immagini, ai profumi ai suoni e naturalmente alle parole.

Per quel che riguarda la bomba atomica anche il cavolo ha una forma che ricorda l’esplosione nucleare, ad esempio quando mette i sovraccappucci, esplosioni nelle esplosioni, sembra un climax, un’escalation, una scala…

L’esplosione nucleare, una figura che si ripete in fenomeni diversi sia fisici che sociali, si può probabilizzare una regola universale che li comprende tutti, anche l’informatica e la psicologia quindi studiandone una dove si capisce si possono capire le altre.

canguroFortunatamente il tema è già stato trattato coi particolari nello studio dei movimenti della specie preumana, si trova nel primo libro del Pianeta Vergine, l’incolonnamento, la migrazione, l’invasione a cuneo per penetrare la formazione avversaria e la relativa battaglia, figura che si ripete in tutte le guerre, un’energia viene compressa contro un’altra energia di segno contrario e quindi pum! come dicono i francesi “la melè”.

Quando si clicca un link appare la pagina chiamata, la figura può essere interpretata come un esplosione, per la logica pura il nome non è forma, il link non è la pagina quindi il link è un nome e la pagina chiamata la sua forma, la forma è già presente nel link o nel nome in potenza, gli si clicca sopra iniettandogli un’energia contraria e lo si fa scoppiare, come la cosa avvenga in pratica bisognerebbe chiederlo ai furbacchioni che se ne occupano ma si può anche vedere altrove.

Il seme non è il cavolo quindi il seme è nome ed il cavolo è forma, in questo caso il seme con la penetrazione dell’umidità del terreno dà inizio ad una proliferazione cellulare che porta alla formazione del cavolo, a questo punto il cavolo nominato è nome, la parola cavolo, la cui forma è il cavolo che si vede realizzato nella realtà.

Il nome è singolare la forma plurale quindi la forma del cavolo è plurima, come la pagina web è formata da più link quindi da più semi che allargano l’esplosione teoricamente all’infinito ma in pratica fino all’occupazione dello spazio a disposizione nell’orto. Se si propagasse sarebbe un’altra esplosione, in natura ogni specie ha un nemico naturale che ne limita la crescita appunto per prevenire tali esplosioni, qualcosa del genere delle centrali nucleari.

Regola universale, l’universale non è il particolare quindi restiamo nella filosofia e gli altri si arrangino, si vede che il nome del cavolo ha in potenza la forma del cavolo fisico, nel nome il cavolo è uno, nella forma si apre a tutti i suoi componenti, proprio come la filosofia e tutte le altre scienze… esplosione

Il nome non è forma, il limite non è spazio quindi il limite è nome e lo spazio è forma, nel caso il seme del cavolo ed il link sono limiti, l’origine, lo zero che dà origine alla circonferenza, lo zero non è la circonferenza come il seme non è il cavolo, la figura si vede in musica, il si diesis non è il do uguale a zero della scala successiva, la nota finale della scala precedente viene inserita in un ottava muta e la fa suonare, il seme è il punto finale di un cavolo precedente realizzato e non è il cavolo successivo a cui dà forma.

Figure che si ripetono, testa di cavolo e testa di cazzo ad esempio, due epiteti che indicano la stessa cosa, termini che i bambini si tramandano di generazione in generazione da migliaia di anni, si vede un’identità di cavolo e cazzo, il cazzo un’altra esplosione atomica? Il fungo nucleare con la sborrata e relativo fall out di spermatozoi, viene premuto nella vagina, un’iniezione di sperma, un energia compressa contro un’altra energia, nella figa si vede bene nella testa di cazzo un po’ meno ma è probabile che funzioni nello stesso modo.

Le immagini del pensiero, delle sborrate, in questo caso qual è il cazzo che sborra la relativa mentalità? Seguendo il filo delle figure la realizzazione di una sborrata precedente, non è la sborrata successiva quindi non è pensiero, il pensiero è multiplo quindi forma, il seme non è forma quindi è nome.

Un nome limite che dà origine al pensiero, il pensiero cresce, lo spazio è un fenomeno limitato ed a un certo punto pum! con conseguente fall out di mentalità.

Il discorso si fa complesso, il seme è il punto finale di un fenomeno realizzato, testa di cazzo si nasce o si diventa?

…alla prossima puntata.

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Coniglio con famiole alla vattelapesca.

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Coniglio con le famiole alla vattelapesca, buono, piatto avventuroso, stamattina mi sono svegliato alla solita ora ed ho guardato in frigo, c’era il coniglio che muffiva in ghiacciaia già da un mese e mi son detto: “Ma sì, facciamo il coniglio!” poi siccome non avevo nulla per il contorno ho fatto una passeggiata nel bosco tra i colori ed i profumi dell’autunno e raccolto una bella borsa di famiole quindi son tornato a caso ed ho cucinato.

La cucina alla vattelapesca non segue ricette precise, ogni volta si mette quello che frulla o meglio che si ha a disposizione, si possono cucinare sempre le stesse cose ed avere sapori diversi, in questo caso oltre al coniglio ed alle famiole ho usato mezza cipolla, tre gambi di sedano, un finocchio, una melanzana, un pugno di olive taggiasche, quattro pomodorini per il sugo e due peperoncini messicani, se ho dimenticato qualcosa poco importa, ne ho mangiato due famiolebei piatti ed avanzato abbastanza per fare il risotto domani.

I funghi sono una passione, li ho studiati e li raccolgo da anni, nella zona conosco tutti i posti e quando vado non torno mai a mani vuote. Quest’anno il secco li rende rari, bisogna cercarli nel fondo valle dove scorrono i torrenti e l’umidità è abbondante, ci sono un sacco di divieti a proposito ma siccome chi non ha diritti non ha doveri me ne infischio alla grande. L’armillaria mellea o chiodino o famiola è un fungo velenoso, anni fa ho fritto delle cappelle non abbastanza e sono stato male tre giorni, il battesimo del micologo, da allora li rispetto, vanno cucinati bene ed a lungo, meglio ancora fatti bollire un po’ prima  di metterli in pentola col resto.porcino

Tema affascinante, i funghi vanno cacciati, si sentono al profumo, si nascondono e si fanno trovare solo da chi gli è simpatico, bisogna camminare per ore in posti qualche volta inaccessibili perfino ai cinghiali, rovistando tra i rovi, scalando pareti impervie e franose, rischiando spesso ma a caccia di piccioni son buoni tutti, a me piacciono le cose difficili e qualcosa si deve pur fare per passare il tempo.

ovulo realeA parte gli scherzi è probabile che anche i fisici nucleari che hanno progettato la bomba atomica li abbiano studiati, ci sono molte analogie e non solo con la fisica, una proliferazione di ife, una concentrazione di energia e pum, scoppia la bomba con conseguente fall-out di spore. Si vede anche in sociologia, una proliferazione demografica, una concentrazione urbana e pum, scoppiano rivolte e violenze ecc.

Figure in movimento, il manicomio ha le sue regole, giudicarle è inutile, come diceva Bucowsky la politica è come mettersi nelle mutande una gatta furiosa, ne ho conosciute parecchie e accumulato una discreta esperienza in proposito.

funghi

Pane burro e marmellata di more.

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Pane burro e marmellata di more, buono, anche come antipasto, il burro in questione è di Lanzo, raffinatezza d’altri tempi, per un buongustaio è una prelibatezza, un sapore particolare che ormai si va perdendo, la marmellata di more è eccezionale, fatta in casa con l’aggiunta di un pizzico d’amore, si scioglie sulla lingua che è un piacere. L’essere senza soldi è veramente fastidioso, specialmente per chi sa guadagnarli a palate, comporta un sacco di rinunce ma quando si può si fa di tutto per deliziare il palato.

pane burro emarmellataL’era della mutua che contraddistingue il periodo attuale ha ribaltato tutti i parametri di civiltà, così come la musica necessita di un pubblico dotato di orecchio l’arte della cucina di commensali dotati di gusto, oggi i cafoni si fan chiamare signori e di conseguenza medicine, cibi contraffatti, vino chimico, campagne in agonia ed ospedali pieni, non si può pretendere altro, non è facile non sparlare, si tratta di cani e porci quindi è comprensibile, uno spettacolo che è meglio guardare dal di fuori, magari accompagnato da golose fette di pane imburrato e marmellata.Pane burro e marmellata.

Per la semiologia il segno non è il codice, questo significa che il segno è solo un nome, una parola, mentre il codice è forma, cioè quello che si vede.

Addolciamoci la bocca…

Pane burro e marmellata.

Insalata di bresaola.

bresaola

Insalata di bresaola della Valtellina con olio ev e limone, buona, almeno a me piace poi si sa, se la si desse ad un somaro non la mangerebbe, i gusti sono gusti e non si discutono. Ottima per quando non si ha voglia di cucinare, si butta qualche fetta in un piatto, si condisce ed è subito pronta, assomiglia un po’ all’albese ma molto più saporita.

Anni di guerra senza quartiere mi hanno indirizzato alla cucina alla vattelapesca, è pratica non lo metto in dubbio ma a me sinceramente piacerebbe avere una cuoca personale che sapesse inventare un piatto nuovo ogni giorno per deliziarmi il palato, una vera artista e magari non solo in cucina, purtroppo un guerriero non si deve mai lamentare e quindi faccio da me e non solo in cucina…

Repetita iuvant, la pubblicità è l’anima di ogni attività, a sfornare idee non mi batte nessuno, le servo fresche ma so anche cucinarle a puntino, quando si ha una vetrina da mostrare al mondo intero occorrono coglioni saldi, si potrebbe fare un sacco di soldi usando i social, ad esempio mettere insieme un gruppo di blogger che pubblicano ricette per raggiungere un target di qualche milione di buongustai e poi contattare produttori e consorzi di generi alimentari e proporgli l’affare unendo l’utile al dilettevole, tutto sta a saper organizzare perché le cose ci sono già, si tratta solo di farle funzionare.

La Nutella sembra che lo faccia, questo può aiutare caso mai qualcuno se ne volesse interessare.

La cucina è un’arte, bisogna essere pittori per accostare i colori, musicisti per far suonare sapori e profumi e perché no? anche poeti, far parlare i piatti, però ci vuole un pubblico preparato che li sappia ascoltare, questo non si discute.

Più passa il tempo più mi convinco che è meglio un povero diavolo in buona salute che un grande signore col mal di pancia, comunque anche oggi ho mangiato ed il problema principale è risolto.

muraglia cinese

Fette di coscia d’agnello panate con patate novelle fritte al burro.

cotolette d'agnello con patate novelle.

Cotolette di coscia d’agnello impanate con patate novelle fritte al burro. Piatto di stagione, buono così così, l’agnello non è che mi piaccia granché, preferisco le bistecche al sangue belle spesse ma ogni tanto fa bene tenersi leggeri. Secondo i criteri della cucina alla vattelapesca si può friggere come in questo caso oppure fare alla griglia o al forno o al cartoccio eccetera, le patate novelle invece le faccio solo al burro, queste mi piacciono e di solito mi abbuffo.

Da non confondere con l’agnello di dio che toglie i peccati dal mondo, il “pharmakos” che gli ebrei prima di ogni pogrom mandano a morire nel deserto con il carico delle loro colpe per potersi così ripristinare al futuro, pharmakos era detto anche il tetrafarmaco di Epicuro, non si vede un collegamento diretto ma a quei tempi negli ospedali santuari si curava solo con l’oppio, un analgesico che toglie tutti i mali e qui ci sarebbe da discutere un bel po’ ma non ne ho voglia.

Di interessante c’è l’assonanza con Masaniello, il pescivendolo che solleva la plebe napoletana e quindi con gli Agnelli della Fiat che dopo aver sollevato i terroni a Torino fanno la fine del pescivendolo. Che terroni sia una storpiatura con trasferimento di vocali di Tirreni, gli antichi abitanti dell’Italia centro meridionale abbiamo già discusso, la cosa si collega ai veneti che per antonomasia sono definiti i terroni del nord, forse un antica colonia di Tirreni trasferita a Venezia oppure in Cadore però anche i Taurini, gli antichi abitanti di Torino suona con terroni e quindi con Tai di Cadore dove ho passato un più o meno bello periodo e qui le cose si ingarbugliano riportando ai galli cisalpini che formavano le legioni di Giulio Cesare.

Potevano essere Taurini poi dopo la castrazione rinominati in Boi e quindi agli accampamenti poi diventati città che vennero innalzati da quei soldati, i cosiddetti castri. La probabilità non è accertata al cento per cento, a Torino tra i terroni ci sono anche tanti veneti e dal mio esempio e dalle idee che portai in Cadore per poi fare la fine del pescivendolo forse qualcosa di vero c’è.

Per fortuna il mio nome non suona con agnello ma, come si suol dire, prevenire è meglio di curare.

Visto il numero di terroni che vivono a Torino, circa i tre quarti della popolazione esclusi i profughi, si può capire, si vede un trasferimento ciclico, prima i piemontesi vanno a Napoli a liberarli dalla schiavitù dei Barboni e poi il ritorno alla Fiat con una mentalità condizionata. Si potrebbe definire Torino la Napoli del nord come Napoli la Torino del sud con Vittorio Emanuele che dà a sposare la bella Rosina a Scarpetta, il cornuto contento alla san Giuseppe, ed i tori come i buoi sono appunto cornuti.

Sembra un lavoro di ricamo all’uncinetto ma intanto anche oggi abbiamo mangiato ed il problema principale è risolto.

cotolette d'agnello

Particolare.

Frittata con i fiori d’acacia.

frittata fiori d'acacia

Frittata con i fiori d’acacia, la faccio tutti gli anni in questo periodo, l’anno scorso non mi era piaciuta granché invece questa volta è venuta buonissima, croccante e profumata. Fiori bisogna metterne tanti, poi si mescolano all’uovo sbattuto come si fa quando si condisce l’insalata e si buttano nella padella senza altri ingredienti, quindi si schiacciano con la forchetta fin quando l’uovo si solidifica per la cottura, naturalmente si può fare anche in altri modi ma a me viene così. Uova e fiori devono essere freschi altrimenti non si sente il profumo.

Nel canone c e g suonano, se si sostituiscono le vocali da acacia ottengo agagia o gagia, altro nome dell’acacia e la frittata non cambia. La frittata si fa con le uova e nel canone la figura delle uova rappresenta l’idea e anche il seme, seme semiologia, diventa parola, si scompongono le lettere e si mettono a friggere quindi si gira la frittata e la si cuoce dall’altra parte. Viene fuori la figura di una parola fritta in padella, naturalmente le lettere si sono fuse e non è più la parola iniziale, potrebbe essere un anagramma ma non si può dire con certezza, i collegamenti possono andare per associazione, ad esempio la locuzione fare una frittata significa fare un pasticcio, un guaio ed in questo caso la frittata diventa pasticcio, a volte ci sono idee covate nell’immaginario collettivo che una volta rotte non possono più fare pulcini ma neppure frittate perché le idee son solo parole, hanno la consistenza dell’aria e l’aria non è buona da mangiare.

In un racconto di I.B. Singer si parla di cabalisti (la cabala è una variante del canone) che passano le giornate a discutere sulle uova macchiate dai culi di gallina, se sono kasher, se si possono mangiare il sabato e così via, girando la frittata si vedono idee macchiate, potrebbe essere il segno portato dai discendenti di Caino quindi si cercano affinità ed analogie, in un mio libro faccio dire al rabbino che esiste una cabala per i più ed una per gli iniziati, questo porta ad Aristotele, gli essoterici e gli esoterici e la cabala esoterica appare come uova macchiate, macchia, sporco…questo salta a Calimero, il pulcino nero che messo in lavatrice diventa bianco. Naturalmente gli essoterici ci capiscono una cosa mentre gli esoterici ne capiscono un’altra…

In ogni caso, da quando ho passato i sessanta, per dirla all’Achille, sono sempre più convinto che è meglio un povero diavolo in buona salute che un papa o un imperatore con il mal di pancia.

 

fiori d'acacia

Quantità per tre uova.

fiori d'acacia

Fiori mescolati con l’uovo da buttare in padella.

fiori d'acacia

Fiore d’acacia con ape.

gagia

Ramo d’acacia in fiore, come si vede sono bianchi e molto profumati.

Pranzo al sacco.

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Pranzo al sacco, in questo caso uno stinco di maiale cotto al forno ed una pagnotta, una passeggiata nel bosco e poi si trova un bel posto per sedersi e alé…pancia mia fatti capanna. Ricorda la vita randagia dei cacciatori che si cibano di quel che mettono nel sacco.

Mettere nel sacco è un modo di dire dai svariati significati che probabilmente ha questa origine calcolando che mettere nel sacco è anche mettere nello stomaco che così diventa il carniere del organismo quindi mettere qualcuno nel sacco significa mangiarselo e questo deriverebbe dai tempi preumani ed al cannibalismo confermando le probabilità espresse nei miei libri.

Il termine sacco rimane pressoché invariato in tutte le lingue di origine celtica e non sono stato a guardare oltre, interessante il significato di to sack inteso come fottere che rimette in relazione la cucina con il sesso. In questo caso ad essere sacco è la figa che prende la forma di una bocca che si mangia il cazzo ma potrebbe anche intendere l’ovulo che mangia lo spermatozoo, la figura si estende ai rapporti orali, in questo caso è la bocca a prendere la forma di una figa e qui sarebbe interessante vedere dove si trasferiscono le ovaie, calcolando certe gole profonde e le usanze preumane probabilmente nello stomaco, in questo caso il cibo messo nel sacco diventa un feto e la figura prende una doppia direzione, una reale dove si partorisce una merdaccia dal culo ed una ideale che interessa la psicologia ma che comunque è sempre in rapporto con la merda trasferendo il culo sulla faccia come si vede nelle facce da culo.

La stessa cosa si può dire per una lingua che si infila nella figa, la figura si inverte perché a mangiare è chi infila la lingua anche se sembra il contrario, a me piace da scorpacciare, probabilmente un’altra usanza preumana quando il sesso avveniva unicamente per via orale allo scopo della nutrizione mentre i rapporti riproduttivi erano una fiammata veloce.

Per non tornare con le pive nel sacco, cioè a sacco vuoto perché anche la piva è un sacco e sacco vuoto per sacco vuoto dà zero (come capitava ai tempi che andavo a caccia di femmine e non riuscivo a beccarne una) si guarda la figura, una piva nel sacco, forse un noumeno kantiano trascendente, in questo caso riguarda la masturbazione e vuotare il sacco intenderebbe liberarsi di tutte quelle immagini sepolte nella memoria, seguendo il filo del discorso bisognerebbe trovare il buco del culo della memoria per cagare tutta la merdaccia accumulata, forse è otturato ed il problema potrebbe trasferirsi nella realtà causando stitichezza, la figura è da sviluppare, in attesa di vomitare buon appetito.

PS. Gli uccelli tigre della società preumana, quelli che organizzavano le tribù, i più astuti e feroci, con la parola sono diventati gli scrittori. Questi hanno un’altra lingua che volgarmente si chiama poesia e sono abilissimi nel metterla dove vogliono, anche nei culi dei popoli e metterlo in culo tutti sanno che vuol dire, lato e traslato…

Pranzo al sacco

Robiola magra con le fave e olio extra vergine d’oliva.

robiola magra con le fave

 

Robiola magra con le fave e olio extra vergine d’oliva, è buono, un accostamento di gusti e colori che si sposano felicemente, le fave devono essere morbide e appena raccolte e non è facile trovarle quindi un piatto per ricercati buongustai.

Per la semiologia la fava è un termine ghiotto, c’è il modo di dire: “prendere due piccioni con una fava” che presenta sviluppi complessi, in filosofia se uno è nome l’altro è forma quindi intenderebbe la sostanza di Aristotele che è l’oggetto catalogato in nome e forma nell’enciclopedia dell’esperienza, nel modo di dire comune intende catturare due elementi con una sola esca e qui si può spaziare a piacere calcolando che un tempo i piccioni erano considerati bocconcini prelibati e forse era una tecnica di caccia, si potrebbe provare i piccioncini con le fave e vedere cosa vien fuori. Piccioncini sono anche gli innamorati che tubano e questo offre altri sviluppi interessanti.

Nel linguaggio popolare la fava intende il cazzo, infatti si dice non vale una fava come non vale un cazzo ma anche un cavolo o un acca eccetera, salti di significati che si riscontrano anche nel mito per le fusioni linguistiche avvenute tra popoli con terminologie diverse.

Poi c’è la locuzione “la rava e la fava”, in questo caso i pareri contrastano perché la rava non ha una definizione precisa, un nome senza forma. In enigmistica si tratta di un cambio di iniziale o di consonante, per la poetica una rima baciata con licenza, per il canone un’assonanza che potrebbe indicare la stessa cosa con variante dialettale e riporta a parlare della rava e della fava come di questo e di quello così come per filo e per segno salvando capra e cavoli, ricompare il cavolo inteso come cazzo in questo caso salvato con la capra, altro sviluppo interessante. Rava comunemente intende la rapa che in francese si dice rave però in inglese rave è l’orgia, quindi un’orgia tra capra e cavolo, infatti per antonomasia contrapposto a cazzo c’è la figa, una figa caprina, probabilmente barbuta quindi da tosare e tosare è sinonimo di rapare e si torna alla rapa.

Il canone è un giochetto divertente ma se non si è allenati è facile dare di testa e testa popolarmente si dice capa, un altro cambio di iniziale assonantico che potrebbe intendere uno sviluppo antecedente della capra con inserimento di consonante, in questo caso la figa si associa alla testa, forse una testa di cazzo o di cavolo prendendo i classici due piccioni e perché solo due? con una fava. Qui si entra nella psicologia, ce ne sarebbe da discutere per una vita perché col latte di capra o di capa si fanno le robiole che sono buone con le fave ma rimaniamo ad oggi…

P.S. vale la pena aggiungere che in pubblicità spesso si tira ad un target colpendone un altro.

robiola fresca con le fave.