Bisteccone alla contadina.

bistecca

Bisteccone di vitello alla contadina, c’era una volta si può ben dire, arrostita alla brace con la friciula, in quel dell’Astigiano.

Preparata al solito modo, prima si fa il fuoco e poi si butta sulla griglia, si aspetta un po’ girandola dalle due parti e poi si mangia con le mani, grrr…

bistecca

Le colline dell’Astigiano, bei posti, l’aria sa di medicine come il vino, viene da lamentarsi ma questo mondo è perfetto così com’è quindi che c’è che non va?

Ricordo quando ero bambino nelle vigne, le cacce, giocavo a fare l’uccello nel fienile, pestavo l’uva con i piedi, le vacche, il pollaio e poi i maiali sono diventati vecchi ma l’allevamento continua…

bistecca

La bistecca l’ho mangiata senza pensare agli antibiotici e vaccini che poteva contenere, d’altronde se si pensa a queste cose si fa prima a spararsi, dopo tanti anni sono tornato alle origini ed ho trovato un altro mondo, un po’ come nella Luna ed i falò di Pavese, l’americano che torna a cercare il Nuto, profumo di calli alle mani, l’intellettuale ed il contadino, l’arte di zappare, qualcosa del genere l’ho diceva anche Voltaire, ognuno ha il suo campo da zappare, la tecnica comunque è sempre quella, potare le viti, legarle, aspettare che crescano i grappoli, ecc…

bistecca

Va be’, chissenefrega del Nuto e dei suicidi, questi posti nonostante le medicine ed i boschi al posto delle vigne mantengono intatta la loro bellezza, da bambino raspando nella terra si trovavano conchiglie fossili dappertutto, una volta c’era il mare si dice ma noi la vediamo diverso, il mare c’è ancora. Un mondo d’acqua, il suono e la luce si propagano con onde proprio come l’acqua solo più veloce e quando si rallenta appare la terra, le colline dell’Astigiano sembrano una tempesta marina che un bel giorno forse agli arbori del tempo si trasformò, la spuma delle onde divenne vigna, ribollire di mosto, vino spumeggiante…

panorama

A passeggio pedalando in bicicletta su e giù navigando sulle onde di terra, si muovono piano piano e non si vede ma si muovono, la tempesta infuria ancora, forse la possono vedere solo i poeti ed allora avanti con i falò…

falò

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Bistecca al toscanaccio.

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Bistecca al toscanaccio, una bella fetta di bue grasso del Piemonte da un chilo e mezzo, con quel che passa il convento non si può scialare ma ogni tanto bisogna accontentare la tigre. Si compra dal macellaio poi si porta a casa, si accende la brace e la si mette sulla griglia, la cottura si fa da sé e quando si vede che è pronta la si butta in un piatto, si fa a pezzi e la si divora senza pietà.

bistecca

Profumo di carne arrostita, una delizia, personalmente a chi scrive ricorda l’infanzia nei boschi della Lunigiana, terra di lupi e di briganti, almeno una volta poi chi può sapere, in un manicomio, le cose come vanno?

bistecca

A quei tempi avevo come padre un autentico brigante della zona, un cantastorie abilissimo, mi raccontava delle rapine, dei saccheggi e dei massacri fatti con gli altri briganti ai tempi dei partigiani, naturalmente grullo com’ero mi bevevo tutto ed intanto seguivamo il buco della fata inerpicandoci su per i sentieri impervi dell’Appennino cercando funghi nei boschi e pescando anguille nei torrenti.

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Ne son passati di anni all’ombra del cottolengo toscano, vedere poi come si sono svolti i fatti un bischero rimarrebbe sbalordito, invece chi sta scrivendo si sta facendo un sacco di domande sulle apparenze della vita, in una logica nominale il nome è forma, ad esempio basta appiccicare il nome conte ad un cafone ed il cafone diventa conte, viceversa… come diceva Kant con l’imperativo categorico agli a priori bisogna crederci per fede e la recita del postino è stata veramente splendida…

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La bistecca di bue è stata mangiata proprio di gusto ed ora è in viaggio nell’intestino per la sua destinazione finale mentre l’energia va fluente ad arricchire il sangue, ruggire da tigre, grrr! La vetta e l’abisso sono nomi ed il loro significato…

bistecca

Maiale alla brace.

maiale alla brace chiuso

Maiale alla brace, quando si ha appetito si mangia sempre volentieri, piatto popolare che si tramanda da miliaia di anni quindi non ha bisogno di lunghe presentazioni.

Per la semiologia è interessante il sinonimo porco molto usato in favole proverbi locuzioni e bestemmie anche queste tramandate di generazione in generazione da miliaia di anni.

Apriamo la figura, come si vede il porco è anagramma di corpo e spesso è associato al cane, porcocane! Una fusione linguistica inoltre in certi casi si mangia ed è considerato bene in altri un insulto ed è considerato male e questo lo collega alla comunione dei cristiani, il cannibalismo buono e quello cattivo quindi a Cristo, una divinità.

La fusione porco cane in certi casi diventa porco dio quindi il cane è dio, questo riporta al pantheon delle divinità egizie dove ogni divinità aveva una testa animale ed il cane era rappresentato da Anubi, un’altra divinità, nel caso psicopompa cioè trasportatrice di morti.

Nel mondo romano Anubi si fonde con Ermes, un’altra divinità psicopompa, di questo non si è certi ma se Ermes fosse stato anche dio dei maiali ecco fatto il porcocane che poi diventa Cristo, anche lui psicopompo.

La linguistica professionale non dà peso alle parole così si può continuare, si vede una fusione tra cani e porci come sono definiti spesso quegli animali chiamati esseri umani, questo probabilizza una fusione tra la cultura egizia e quella greco romana che può essere avvenuta forse per un’ invasione o qualcosa di simile, il tutto collegato a Cristo.

Gesù Cristo suona con Giulio Cesare, Giulio Cesare, soprattutto tra i legionari, era considerato una divinità e se la faceva con Cleopatra, che era egizia. La figura si ripete con Tito che aveva l’appellativo di Cesare e Berenice, che era ebrea. Da questi indizi si potrebbe ricamare una storia ma non ne ho voglia avendola già trattata Tacito nelle Storie. Una fusione tra romani ed egizi ma in questo caso si tratta di Cristo, un ebreo discendente però da quegli schiavi ebrei che lasciarono l’Egitto dietro a Mosè dopo la strage dei primogeniti delle famose piaghe. Cristo ci ritorna dopo la strage dei primogeniti ebrei fatta da Erode, questo potrebbe non dire niente ma anche il contrario ed essere avvenuto altrove.

Senza trarre conclusioni si vede un linguaggio doppio, una lingua biforcuta, infatti esiste un linguaggio gergale parlato tra amici ed in famiglia ed uno formale parlato nei rapporti di lavoro e tra classi differenti come ad esempio i nobili inglesi ed i loro servi.

Anche questo tema è già stato trattato, l’origine dei castri romani formati da soldati che usavano un linguaggio gergale tra loro ed uno formale con gli ufficiali i quali a loro volta facevano lo stesso, quindi un linguaggio da caserma.

Il castro era un campo, un accampamento, questa è solo un intuizione ma intorno ai campi si formavano le città e la figura che si vede nell’attuale è una città formata intorno ad un accampamento di zingari negati. Le probabilità che si sviluppano da questa figura sono tante, bisognerebbe risalire all’origine del primo accampamento di zingari, uno scrittore con molta fantasia potrebbe spaziare a piacere, forse ha a che fare con le vergini orsole trucidate dagli unni di Attila che morirono solo nominalmente mentre nei fatti potrebbe esserci stata un’ altra fusione e da qui le probabilità stanno andando verso il caffelatte…

La storia si ripete, le orsole, le ursule, le orse per antonomasia sono le russe, termine generico che si identifica con una mentalità da schiavi o per dirla alla russa da muzic, in ogni caso il Canone permette di guardare senza toccare e dentro gli accampamenti di zingari, con tutti quei falsi dottori… l’accampamento in questione potrebbe non essere propriamente rom…ano ma averne comunque la forma con un nome diverso.

Come si vede il Canone è davvero un gioco interessante, si butta il seme della prima figura e poi si mette a germogliare, a crescere e conviene chiuderlo prima che esploda in un caos di probabilità così diventa seme per la prossima puntata.

maiale alla brace aperto

Bistecca di cavallo.

 

bistecca di cavallo

Bistecca di cavallo con salsiccia e friciula alla brace, uno dei miei piatti preferiti da mangiare rigorosamente con le mani perchè anche il tatto ha la sua lingua.

Per la preparazione della friciula valgono le stesse regole del risotto Vattelapesca, si possono impastare acqua, uova, latte, vino, ecc. con rosmarino, prezzemolo, semi di finocchio ecc. e si può fare spessa o sottile come frulla.  Termine proprio della cucina piemontese  da cui probabilmente deriva l’epiteto ciula che può significare sia l’atto del chiavare che una persona citrulla, mia nonna da bambino me lo diceva sempre.

La figura è canonica, l’assonanza con dentifricio la collega al latino fricare, fregare strofinare e anche ficcare quindi si passa a fricassea, lo spezzatino o la mescolanza alla vattelapesca, in francese cuocere si dice fricasser che suona con fornicare aggiungendo il significato a friccare e casser potrebbe stare per cazzo come per casseruola…come si vede la cucina si accompagna bene con il sesso e questo per la semiologia è un segno importante il cui codice potrebbe far intendere il cannibalismo, d’altronde quando si vede una con un bel culo viene da dire che è appetitosa e la si mangia con gli occhi con chissà quali conseguenze digestive per la vista se poi non si caga, questo sconfina in altri campi e ridendo e scherzando la questione si fa interessante.

La salsiccia è un optional ma in questo caso meglio abbondare perchè non si sa mai…