Pane burro e marmellata di more.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA         P9120040_1

Pane burro e marmellata di more, buono, anche come antipasto, il burro in questione è di Lanzo, raffinatezza d’altri tempi, per un buongustaio è una prelibatezza, un sapore particolare che ormai si va perdendo, la marmellata di more è eccezionale, fatta in casa con l’aggiunta di un pizzico d’amore, si scioglie sulla lingua che è un piacere. L’essere senza soldi è veramente fastidioso, specialmente per chi sa guadagnarli a palate, comporta un sacco di rinunce ma quando si può si fa di tutto per deliziare il palato.

pane burro emarmellataL’era della mutua che contraddistingue il periodo attuale ha ribaltato tutti i parametri di civiltà, così come la musica necessita di un pubblico dotato di orecchio l’arte della cucina di commensali dotati di gusto, oggi i cafoni si fan chiamare signori e di conseguenza medicine, cibi contraffatti, vino chimico, campagne in agonia ed ospedali pieni, non si può pretendere altro, non è facile non sparlare, si tratta di cani e porci quindi è comprensibile, uno spettacolo che è meglio guardare dal di fuori, magari accompagnato da golose fette di pane imburrato e marmellata.Pane burro e marmellata.

Per la semiologia il segno non è il codice, questo significa che il segno è solo un nome, una parola, mentre il codice è forma, cioè quello che si vede.

Addolciamoci la bocca…

Pane burro e marmellata.

Annunci

Insalata di bresaola.

bresaola

Insalata di bresaola della Valtellina con olio ev e limone, buona, almeno a me piace poi si sa, se la si desse ad un somaro non la mangerebbe, i gusti sono gusti e non si discutono. Ottima per quando non si ha voglia di cucinare, si butta qualche fetta in un piatto, si condisce ed è subito pronta, assomiglia un po’ all’albese ma molto più saporita.

Anni di guerra senza quartiere mi hanno indirizzato alla cucina alla vattelapesca, è pratica non lo metto in dubbio ma a me sinceramente piacerebbe avere una cuoca personale che sapesse inventare un piatto nuovo ogni giorno per deliziarmi il palato, una vera artista e magari non solo in cucina, purtroppo un guerriero non si deve mai lamentare e quindi faccio da me e non solo in cucina…

Repetita iuvant, la pubblicità è l’anima di ogni attività, a sfornare idee non mi batte nessuno, le servo fresche ma so anche cucinarle a puntino, quando si ha una vetrina da mostrare al mondo intero occorrono coglioni saldi, si potrebbe fare un sacco di soldi usando i social, ad esempio mettere insieme un gruppo di blogger che pubblicano ricette per raggiungere un target di qualche milione di buongustai e poi contattare produttori e consorzi di generi alimentari e proporgli l’affare unendo l’utile al dilettevole, tutto sta a saper organizzare perché le cose ci sono già, si tratta solo di farle funzionare.

La Nutella sembra che lo faccia, questo può aiutare caso mai qualcuno se ne volesse interessare.

La cucina è un’arte, bisogna essere pittori per accostare i colori, musicisti per far suonare sapori e profumi e perché no? anche poeti, far parlare i piatti, però ci vuole un pubblico preparato che li sappia ascoltare, questo non si discute.

Più passa il tempo più mi convinco che è meglio un povero diavolo in buona salute che un grande signore col mal di pancia, comunque anche oggi ho mangiato ed il problema principale è risolto.

muraglia cinese

Maiale alla brace.

maiale alla brace chiuso

Maiale alla brace, quando si ha appetito si mangia sempre volentieri, piatto popolare che si tramanda da miliaia di anni quindi non ha bisogno di lunghe presentazioni.

Per la semiologia è interessante il sinonimo porco molto usato in favole proverbi locuzioni e bestemmie anche queste tramandate di generazione in generazione da miliaia di anni.

Apriamo la figura, come si vede il porco è anagramma di corpo e spesso è associato al cane, porcocane! Una fusione linguistica inoltre in certi casi si mangia ed è considerato bene in altri un insulto ed è considerato male e questo lo collega alla comunione dei cristiani, il cannibalismo buono e quello cattivo quindi a Cristo, una divinità.

La fusione porco cane in certi casi diventa porco dio quindi il cane è dio, questo riporta al pantheon delle divinità egizie dove ogni divinità aveva una testa animale ed il cane era rappresentato da Anubi, un’altra divinità, nel caso psicopompa cioè trasportatrice di morti.

Nel mondo romano Anubi si fonde con Ermes, un’altra divinità psicopompa, di questo non si è certi ma se Ermes fosse stato anche dio dei maiali ecco fatto il porcocane che poi diventa Cristo, anche lui psicopompo.

La linguistica professionale non dà peso alle parole così si può continuare, si vede una fusione tra cani e porci come sono definiti spesso quegli animali chiamati esseri umani, questo probabilizza una fusione tra la cultura egizia e quella greco romana che può essere avvenuta forse per un’ invasione o qualcosa di simile, il tutto collegato a Cristo.

Gesù Cristo suona con Giulio Cesare, Giulio Cesare, soprattutto tra i legionari, era considerato una divinità e se la faceva con Cleopatra, che era egizia. La figura si ripete con Tito che aveva l’appellativo di Cesare e Berenice, che era ebrea. Da questi indizi si potrebbe ricamare una storia ma non ne ho voglia avendola già trattata Tacito nelle Storie. Una fusione tra romani ed egizi ma in questo caso si tratta di Cristo, un ebreo discendente però da quegli schiavi ebrei che lasciarono l’Egitto dietro a Mosè dopo la strage dei primogeniti delle famose piaghe. Cristo ci ritorna dopo la strage dei primogeniti ebrei fatta da Erode, questo potrebbe non dire niente ma anche il contrario ed essere avvenuto altrove.

Senza trarre conclusioni si vede un linguaggio doppio, una lingua biforcuta, infatti esiste un linguaggio gergale parlato tra amici ed in famiglia ed uno formale parlato nei rapporti di lavoro e tra classi differenti come ad esempio i nobili inglesi ed i loro servi.

Anche questo tema è già stato trattato, l’origine dei castri romani formati da soldati che usavano un linguaggio gergale tra loro ed uno formale con gli ufficiali i quali a loro volta facevano lo stesso, quindi un linguaggio da caserma.

Il castro era un campo, un accampamento, questa è solo un intuizione ma intorno ai campi si formavano le città e la figura che si vede nell’attuale è una città formata intorno ad un accampamento di zingari negati. Le probabilità che si sviluppano da questa figura sono tante, bisognerebbe risalire all’origine del primo accampamento di zingari, uno scrittore con molta fantasia potrebbe spaziare a piacere, forse ha a che fare con le vergini orsole trucidate dagli unni di Attila che morirono solo nominalmente mentre nei fatti potrebbe esserci stata un’ altra fusione e da qui le probabilità stanno andando verso il caffelatte…

La storia si ripete, le orsole, le ursule, le orse per antonomasia sono le russe, termine generico che si identifica con una mentalità da schiavi o per dirla alla russa da muzic, in ogni caso il Canone permette di guardare senza toccare e dentro gli accampamenti di zingari, con tutti quei falsi dottori… l’accampamento in questione potrebbe non essere propriamente rom…ano ma averne comunque la forma con un nome diverso.

Come si vede il Canone è davvero un gioco interessante, si butta il seme della prima figura e poi si mette a germogliare, a crescere e conviene chiuderlo prima che esploda in un caos di probabilità così diventa seme per la prossima puntata.

maiale alla brace aperto

Fette di coscia d’agnello panate con patate novelle fritte al burro.

cotolette d'agnello con patate novelle.

Cotolette di coscia d’agnello impanate con patate novelle fritte al burro. Piatto di stagione, buono così così, l’agnello non è che mi piaccia granché, preferisco le bistecche al sangue belle spesse ma ogni tanto fa bene tenersi leggeri. Secondo i criteri della cucina alla vattelapesca si può friggere come in questo caso oppure fare alla griglia o al forno o al cartoccio eccetera, le patate novelle invece le faccio solo al burro, queste mi piacciono e di solito mi abbuffo.

Da non confondere con l’agnello di dio che toglie i peccati dal mondo, il “pharmakos” che gli ebrei prima di ogni pogrom mandano a morire nel deserto con il carico delle loro colpe per potersi così ripristinare al futuro, pharmakos era detto anche il tetrafarmaco di Epicuro, non si vede un collegamento diretto ma a quei tempi negli ospedali santuari si curava solo con l’oppio, un analgesico che toglie tutti i mali e qui ci sarebbe da discutere un bel po’ ma non ne ho voglia.

Di interessante c’è l’assonanza con Masaniello, il pescivendolo che solleva la plebe napoletana e quindi con gli Agnelli della Fiat che dopo aver sollevato i terroni a Torino fanno la fine del pescivendolo. Che terroni sia una storpiatura con trasferimento di vocali di Tirreni, gli antichi abitanti dell’Italia centro meridionale abbiamo già discusso, la cosa si collega ai veneti che per antonomasia sono definiti i terroni del nord, forse un antica colonia di Tirreni trasferita a Venezia oppure in Cadore però anche i Taurini, gli antichi abitanti di Torino suona con terroni e quindi con Tai di Cadore dove ho passato un più o meno bello periodo e qui le cose si ingarbugliano riportando ai galli cisalpini che formavano le legioni di Giulio Cesare.

Potevano essere Taurini poi dopo la castrazione rinominati in Boi e quindi agli accampamenti poi diventati città che vennero innalzati da quei soldati, i cosiddetti castri. La probabilità non è accertata al cento per cento, a Torino tra i terroni ci sono anche tanti veneti e dal mio esempio e dalle idee che portai in Cadore per poi fare la fine del pescivendolo forse qualcosa di vero c’è.

Per fortuna il mio nome non suona con agnello ma, come si suol dire, prevenire è meglio di curare.

Visto il numero di terroni che vivono a Torino, circa i tre quarti della popolazione esclusi i profughi, si può capire, si vede un trasferimento ciclico, prima i piemontesi vanno a Napoli a liberarli dalla schiavitù dei Barboni e poi il ritorno alla Fiat con una mentalità condizionata. Si potrebbe definire Torino la Napoli del nord come Napoli la Torino del sud con Vittorio Emanuele che dà a sposare la bella Rosina a Scarpetta, il cornuto contento alla san Giuseppe, ed i tori come i buoi sono appunto cornuti.

Sembra un lavoro di ricamo all’uncinetto ma intanto anche oggi abbiamo mangiato ed il problema principale è risolto.

cotolette d'agnello

Particolare.

Frittata con i fiori d’acacia.

frittata fiori d'acacia

Frittata con i fiori d’acacia, la faccio tutti gli anni in questo periodo, l’anno scorso non mi era piaciuta granché invece questa volta è venuta buonissima, croccante e profumata. Fiori bisogna metterne tanti, poi si mescolano all’uovo sbattuto come si fa quando si condisce l’insalata e si buttano nella padella senza altri ingredienti, quindi si schiacciano con la forchetta fin quando l’uovo si solidifica per la cottura, naturalmente si può fare anche in altri modi ma a me viene così. Uova e fiori devono essere freschi altrimenti non si sente il profumo.

Nel canone c e g suonano, se si sostituiscono le vocali da acacia ottengo agagia o gagia, altro nome dell’acacia e la frittata non cambia. La frittata si fa con le uova e nel canone la figura delle uova rappresenta l’idea e anche il seme, seme semiologia, diventa parola, si scompongono le lettere e si mettono a friggere quindi si gira la frittata e la si cuoce dall’altra parte. Viene fuori la figura di una parola fritta in padella, naturalmente le lettere si sono fuse e non è più la parola iniziale, potrebbe essere un anagramma ma non si può dire con certezza, i collegamenti possono andare per associazione, ad esempio la locuzione fare una frittata significa fare un pasticcio, un guaio ed in questo caso la frittata diventa pasticcio, a volte ci sono idee covate nell’immaginario collettivo che una volta rotte non possono più fare pulcini ma neppure frittate perché le idee son solo parole, hanno la consistenza dell’aria e l’aria non è buona da mangiare.

In un racconto di I.B. Singer si parla di cabalisti (la cabala è una variante del canone) che passano le giornate a discutere sulle uova macchiate dai culi di gallina, se sono kasher, se si possono mangiare il sabato e così via, girando la frittata si vedono idee macchiate, potrebbe essere il segno portato dai discendenti di Caino quindi si cercano affinità ed analogie, in un mio libro faccio dire al rabbino che esiste una cabala per i più ed una per gli iniziati, questo porta ad Aristotele, gli essoterici e gli esoterici e la cabala esoterica appare come uova macchiate, macchia, sporco…questo salta a Calimero, il pulcino nero che messo in lavatrice diventa bianco. Naturalmente gli essoterici ci capiscono una cosa mentre gli esoterici ne capiscono un’altra…

In ogni caso, da quando ho passato i sessanta, per dirla all’Achille, sono sempre più convinto che è meglio un povero diavolo in buona salute che un papa o un imperatore con il mal di pancia.

 

fiori d'acacia

Quantità per tre uova.

fiori d'acacia

Fiori mescolati con l’uovo da buttare in padella.

fiori d'acacia

Fiore d’acacia con ape.

gagia

Ramo d’acacia in fiore, come si vede sono bianchi e molto profumati.

Pranzo al sacco.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Pranzo al sacco, in questo caso uno stinco di maiale cotto al forno ed una pagnotta, una passeggiata nel bosco e poi si trova un bel posto per sedersi e alé…pancia mia fatti capanna. Ricorda la vita randagia dei cacciatori che si cibano di quel che mettono nel sacco.

Mettere nel sacco è un modo di dire dai svariati significati che probabilmente ha questa origine calcolando che mettere nel sacco è anche mettere nello stomaco che così diventa il carniere del organismo quindi mettere qualcuno nel sacco significa mangiarselo e questo deriverebbe dai tempi preumani ed al cannibalismo confermando le probabilità espresse nei miei libri.

Il termine sacco rimane pressoché invariato in tutte le lingue di origine celtica e non sono stato a guardare oltre, interessante il significato di to sack inteso come fottere che rimette in relazione la cucina con il sesso. In questo caso ad essere sacco è la figa che prende la forma di una bocca che si mangia il cazzo ma potrebbe anche intendere l’ovulo che mangia lo spermatozoo, la figura si estende ai rapporti orali, in questo caso è la bocca a prendere la forma di una figa e qui sarebbe interessante vedere dove si trasferiscono le ovaie, calcolando certe gole profonde e le usanze preumane probabilmente nello stomaco, in questo caso il cibo messo nel sacco diventa un feto e la figura prende una doppia direzione, una reale dove si partorisce una merdaccia dal culo ed una ideale che interessa la psicologia ma che comunque è sempre in rapporto con la merda trasferendo il culo sulla faccia come si vede nelle facce da culo.

La stessa cosa si può dire per una lingua che si infila nella figa, la figura si inverte perché a mangiare è chi infila la lingua anche se sembra il contrario, a me piace da scorpacciare, probabilmente un’altra usanza preumana quando il sesso avveniva unicamente per via orale allo scopo della nutrizione mentre i rapporti riproduttivi erano una fiammata veloce.

Per non tornare con le pive nel sacco, cioè a sacco vuoto perché anche la piva è un sacco e sacco vuoto per sacco vuoto dà zero (come capitava ai tempi che andavo a caccia di femmine e non riuscivo a beccarne una) si guarda la figura, una piva nel sacco, forse un noumeno kantiano trascendente, in questo caso riguarda la masturbazione e vuotare il sacco intenderebbe liberarsi di tutte quelle immagini sepolte nella memoria, seguendo il filo del discorso bisognerebbe trovare il buco del culo della memoria per cagare tutta la merdaccia accumulata, forse è otturato ed il problema potrebbe trasferirsi nella realtà causando stitichezza, la figura è da sviluppare, in attesa di vomitare buon appetito.

PS. Gli uccelli tigre della società preumana, quelli che organizzavano le tribù, i più astuti e feroci, con la parola sono diventati gli scrittori. Questi hanno un’altra lingua che volgarmente si chiama poesia e sono abilissimi nel metterla dove vogliono, anche nei culi dei popoli e metterlo in culo tutti sanno che vuol dire, lato e traslato…

Pranzo al sacco

Robiola magra con le fave e olio extra vergine d’oliva.

robiola magra con le fave

 

Robiola magra con le fave e olio extra vergine d’oliva, è buono, un accostamento di gusti e colori che si sposano felicemente, le fave devono essere morbide e appena raccolte e non è facile trovarle quindi un piatto per ricercati buongustai.

Per la semiologia la fava è un termine ghiotto, c’è il modo di dire: “prendere due piccioni con una fava” che presenta sviluppi complessi, in filosofia se uno è nome l’altro è forma quindi intenderebbe la sostanza di Aristotele che è l’oggetto catalogato in nome e forma nell’enciclopedia dell’esperienza, nel modo di dire comune intende catturare due elementi con una sola esca e qui si può spaziare a piacere calcolando che un tempo i piccioni erano considerati bocconcini prelibati e forse era una tecnica di caccia, si potrebbe provare i piccioncini con le fave e vedere cosa vien fuori. Piccioncini sono anche gli innamorati che tubano e questo offre altri sviluppi interessanti.

Nel linguaggio popolare la fava intende il cazzo, infatti si dice non vale una fava come non vale un cazzo ma anche un cavolo o un acca eccetera, salti di significati che si riscontrano anche nel mito per le fusioni linguistiche avvenute tra popoli con terminologie diverse.

Poi c’è la locuzione “la rava e la fava”, in questo caso i pareri contrastano perché la rava non ha una definizione precisa, un nome senza forma. In enigmistica si tratta di un cambio di iniziale o di consonante, per la poetica una rima baciata con licenza, per il canone un’assonanza che potrebbe indicare la stessa cosa con variante dialettale e riporta a parlare della rava e della fava come di questo e di quello così come per filo e per segno salvando capra e cavoli, ricompare il cavolo inteso come cazzo in questo caso salvato con la capra, altro sviluppo interessante. Rava comunemente intende la rapa che in francese si dice rave però in inglese rave è l’orgia, quindi un’orgia tra capra e cavolo, infatti per antonomasia contrapposto a cazzo c’è la figa, una figa caprina, probabilmente barbuta quindi da tosare e tosare è sinonimo di rapare e si torna alla rapa.

Il canone è un giochetto divertente ma se non si è allenati è facile dare di testa e testa popolarmente si dice capa, un altro cambio di iniziale assonantico che potrebbe intendere uno sviluppo antecedente della capra con inserimento di consonante, in questo caso la figa si associa alla testa, forse una testa di cazzo o di cavolo prendendo i classici due piccioni e perché solo due? con una fava. Qui si entra nella psicologia, ce ne sarebbe da discutere per una vita perché col latte di capra o di capa si fanno le robiole che sono buone con le fave ma rimaniamo ad oggi…

P.S. vale la pena aggiungere che in pubblicità spesso si tira ad un target colpendone un altro.

robiola fresca con le fave.

Mal spezzati alla vattelapesca con pezzi di cinghiale.

malspezzati

Mal spezzati alla vattelapesca con pezzi di cinghiale. Ingredienti soliti della cucina  alla vattelapesca, in questo caso oltre al cinghiale ci sono fagioli, pomodoro, sedano, finocchio e gambi di carciofo ma sarebbe andato bene qualsiasi altra cosa. I mal spezzati fanno il verso ai mal tagliati romagnoli, la differenza è che invece di fare la sfoglia e poi mal tagliarla qui si prendono pezzi di pasta confezionata e li si mal spezza con le dita, si fa un mucchio che basta poi li si mette a bollire fin quando son cotti quindi si mescolano col resto.

Per la semiologia è interessante notare come anche la cucina segue una scala tonale che muta da regione a regione e da nazione a nazione come il linguaggio, la gradazione si estende a tutti gli altri fenomeni sociali e la si potrebbe considerare una legge universale, la scala di Bach.

Il pinzimonio.

pinzimonio

 

Dui sciulot bagnà int l’oli, a me piacciono da scorpacciare, specialmente quando i cipollotti si raccolgono nell’orto per mangiarli subito altrimenti mi danno acidità. Piatto tipico della puceria piemontese affine per il modo di consumarlo alla Bagna Cauda ed alla Bourguignonne.

Ogni stagione ha le sue primizie, in questo caso l’assonanza dei segni probabilizza una variazione dialettale dello stesso codice nel linguaggio di origine celtico che un tempo doveva essere parlato in tutta l’Europa occidentale. Essendo tale lingua ancora in uso pur con le modifiche e fusioni apportate da chissà quali invasioni in Germania e Gran Bretagna viene naturale mettere in forse l’origine latina della lingua italiana. Dall’osservazione della realtà si vede che a livello dialettale e di inflessione i linguaggi cambiano di regione in regione seguendo una gradazione tonale che continua a graduare nelle nazioni confinanti, come ad esempio tra i cadorini e alto atesini con gli austriaci ed i siciliani con gli zulù…

Così doveva essere anche allora, cosa che spiegherebbe la facilità con cui galli e spagnoli si appropriarono della lingua parlata in Italia, cioè la parlavano già.

Nell’Europa orientale invece le lingue sembrano seguire variazioni graduali dal greco, in pratica fino agli Urali e oltre nei russi in Siberia quindi proseguire in Giappone quindi tornare indietro. La lingua degli Etruschi o Tirreni o Toscani o Terroni era affine al greco parlato in Grecia e seguendo le variazioni dialettali doveva essere parlata da tutti i terroni, anche in Sicilia per poi proseguire verso la Grecia, la Turchia e l’Africa quindi questa origine conviene spostarla.

A questo punto deve essere avvenuta una fusione linguistica tra il greco parlato in Italia ed il celtico, tra un terrone toscano e una piemontese, come dire il postino e la serva, che comunque presentavano già similitudini che variavano solo a livello dialettale dando forma all’italiano attuale che prende origine da Torino. Come si vede i latini non c’entrano nulla.

Naturalmente questa è solo una probabilità calcolata e accertata dall’osservazione del linguaggio attuale, viceversa al latino bisogna credere per fede, un a priori Kantiano, come se prima di loro si parlasse solo il babilonese.

la questione è solo accennata, c’è una analogia tra i livelli del linguaggio parlati da nazione a nazione con i livelli del computer molto utile per il confronto ed il calcolo delle probabilità. Ogni livello scorre in senso contrario a quello sopra e quello sotto, la psicologia da bastian cuntrari degli inglesi che fanno sempre il contrario degli altri potrebbe indicare dove se ne trova uno, il resto è conseguenza.

 

P.S.

Un tauro castrato diventa bue, bue boi, i boi erano un’antica popolazione celtica, il segno diventa radice di altri termini come la Baviera, la Bayer ed i boiardi russi ed anche i boy inglesi e americani, come dire tutti castrati, forse un riferimento ai buoi che seguivano Ercole nell’attraversamento dell’Europa, gli stessi movimenti seguiti da Cesare col suo esercito di galli cisalpini. Il discorso esula ma le probabilità si spostano in Vietnam, in molti film americani si vede il liberatore dire: “Boy, come home.”

Insalata di girasoli con uovo sodo.

 

 

insalata di girasoli

Insalata di girasoli con l’uovo sodo.

Sapore rustico che ricorda la primavera e le passeggiate nei prati, infatti siccome cresce abbondante nei parchi dove si portano a pisciare i cani è meglio andarlo a raccogliere dove si è sicuri. Piatto semplice da preparare con religiosità, questo gli dà l’ispirazione che lo rende molto più gustoso, va accompagnato con un paio di bistecche ed una buona pagnotta altrimenti dopo dieci minuti si ha di nuovo fame.

Per la semiologia è interessante l’omonimia con l’altra pianta del girasole che è completamente diversa, quindi un segno con due codici mentre la forma presenta un codice con molti segni tramandati nel linguaggio popolare come Bocca di leone, Soffione, Piscialletto eccetera.

In questo caso l’importante è capire che il segno non è il codice…

 

sottofiletto

Bistecche d’accompagnamento mentre cuociono.

 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ape su un fiore di Tarassaco, sono ricchi di polline.