Colazione coi fiori di zucchino appena raccolti.

fiori di zucchino

Colazione coi fiori di zucchino appena raccolti, mmm… per la cucina alla vattelapesca è una vera sciccheria, piatto di non facile reperibilità, occorre avere un orto, piantare i zucchini, aspettare che crescano quindi raccogliere i fiori freschi al mattino e consumarli crudi.

fiori di zucchino

Il profumo, i colori, il sapore ed il contorno della campagna.

fiori di zucchino

Si tagliano due fette di pane, una bagnata d’olio ev ed una spruzzata d’aceto, si mettono i fiori uno sopra l’altro quanti se ne vuole, si chiude il panino e alé…un piacere per il palato, croccanti e saporiti, piatto da re e perché no? anche do, mi, fa, sol, la e si, compresi gli accidenti, una musica per chi ha gli occhi anche nella lingua.

fiori di zucchino

Il piacere della natura, le probabilità di comportamento calcolate al pelo, si fa quel che si può, i problemi sono tanti e non esiste soluzione, niente da fare quindi fare niente, nel frattempo i fiori di questa mattina sono andati, domani ce ne sono altri da raccogliere e meglio di così non saprei proprio, filosofia…chi l’ha mai vista?…

fiori di zucchino

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Bisteccone alla contadina.

bistecca

Bisteccone di vitello alla contadina, c’era una volta si può ben dire, arrostita alla brace con la friciula, in quel dell’Astigiano.

Preparata al solito modo, prima si fa il fuoco e poi si butta sulla griglia, si aspetta un po’ girandola dalle due parti e poi si mangia con le mani, grrr…

bistecca

Le colline dell’Astigiano, bei posti, l’aria sa di medicine come il vino, viene da lamentarsi ma questo mondo è perfetto così com’è quindi che c’è che non va?

Ricordo quando ero bambino nelle vigne, le cacce, giocavo a fare l’uccello nel fienile, pestavo l’uva con i piedi, le vacche, il pollaio e poi i maiali sono diventati vecchi ma l’allevamento continua…

bistecca

La bistecca l’ho mangiata senza pensare agli antibiotici e vaccini che poteva contenere, d’altronde se si pensa a queste cose si fa prima a spararsi, dopo tanti anni sono tornato alle origini ed ho trovato un altro mondo, un po’ come nella Luna ed i falò di Pavese, l’americano che torna a cercare il Nuto, profumo di calli alle mani, l’intellettuale ed il contadino, l’arte di zappare, qualcosa del genere l’ho diceva anche Voltaire, ognuno ha il suo campo da zappare, la tecnica comunque è sempre quella, potare le viti, legarle, aspettare che crescano i grappoli, ecc…

bistecca

Va be’, chissenefrega del Nuto e dei suicidi, questi posti nonostante le medicine ed i boschi al posto delle vigne mantengono intatta la loro bellezza, da bambino raspando nella terra si trovavano conchiglie fossili dappertutto, una volta c’era il mare si dice ma noi la vediamo diverso, il mare c’è ancora. Un mondo d’acqua, il suono e la luce si propagano con onde proprio come l’acqua solo più veloce e quando si rallenta appare la terra, le colline dell’Astigiano sembrano una tempesta marina che un bel giorno forse agli arbori del tempo si trasformò, la spuma delle onde divenne vigna, ribollire di mosto, vino spumeggiante…

panorama

A passeggio pedalando in bicicletta su e giù navigando sulle onde di terra, si muovono piano piano e non si vede ma si muovono, la tempesta infuria ancora, forse la possono vedere solo i poeti ed allora avanti con i falò…

falò

Bistecca al toscanaccio.

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Bistecca al toscanaccio, una bella fetta di bue grasso del Piemonte da un chilo e mezzo, con quel che passa il convento non si può scialare ma ogni tanto bisogna accontentare la tigre. Si compra dal macellaio poi si porta a casa, si accende la brace e la si mette sulla griglia, la cottura si fa da sé e quando si vede che è pronta la si butta in un piatto, si fa a pezzi e la si divora senza pietà.

bistecca

Profumo di carne arrostita, una delizia, personalmente a chi scrive ricorda l’infanzia nei boschi della Lunigiana, terra di lupi e di briganti, almeno una volta poi chi può sapere, in un manicomio, le cose come vanno?

bistecca

A quei tempi avevo come padre un autentico brigante della zona, un cantastorie abilissimo, mi raccontava delle rapine, dei saccheggi e dei massacri fatti con gli altri briganti ai tempi dei partigiani, naturalmente grullo com’ero mi bevevo tutto ed intanto seguivamo il buco della fata inerpicandoci su per i sentieri impervi dell’Appennino cercando funghi nei boschi e pescando anguille nei torrenti.

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Ne son passati di anni all’ombra del cottolengo toscano, vedere poi come si sono svolti i fatti un bischero rimarrebbe sbalordito, invece chi sta scrivendo si sta facendo un sacco di domande sulle apparenze della vita, in una logica nominale il nome è forma, ad esempio basta appiccicare il nome conte ad un cafone ed il cafone diventa conte, viceversa… come diceva Kant con l’imperativo categorico agli a priori bisogna crederci per fede e la recita del postino è stata veramente splendida…

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La bistecca di bue è stata mangiata proprio di gusto ed ora è in viaggio nell’intestino per la sua destinazione finale mentre l’energia va fluente ad arricchire il sangue, ruggire da tigre, grrr! La vetta e l’abisso sono nomi ed il loro significato…

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Risotto alla vattelapesca con seppie e calamaretti.

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gabbianoRisotto alla vattelapesca con seppie e calamaretti, da leccarsi i baffi e non solo, gli ingredienti al solito hanno poca importanza, in questo caso oltre ai già citati dato che in frigo avevo sedani finocchi e carote che stavano muffendo ho messo quelli con l’aggiunta di basilico e rosmarino tritati e un peperoncino piccante.

Il riso lo mangio con le bacchette, non tanto per emulazione orientale quanto perché è come mangiare col becco ed a me fare l’uccello e volare è una cosa che piace tantissimo.risotto seppia

Il piatto come si può facilmente immaginare profuma di pesce, queste sono che non si dovrebbero dire a tavola senz’altro diranno i ben pensanti ma a me personalmente il profumo di pesce ricorda tanto una certa parte del corpo femminile di cui sono particolarmente ghiotto e in altri tempi ne facevo vere e proprie scorpacciate.

risotto seppieAnche in questo caso bisogna saperle cucinare prima di mettere in tavola, i profumi ed i gusti della citata parte sono tanti e svariati e si possono condire, imbottire e farcire a piacere, ad esempio si può infilare una banana in un buco ed un cetriolo nell’altro e poi sbocconcellarli fino in fondo, i sapori si possono arricchire con i succhi che fuoriescono naturali, questi possono essere acqua e sapone quindi insipidi e poco nutrienti oppure stagionati, magari facendole correre un po’ prima di gustarli, un buon sistema è anche quello di farle ingelosire nel caso piacciano cotte al sangue con l’aggiunta di panna acida cioè sborrate altrui, magari di bei negri muscolosi che ce l’hanno particolarmente saporito.

La gelosia è un male sociale, gusto statistico, il nome non è forma, l’amore non è odio quindi la forma dell’amore è l’odio, la logica è rispettata, nel caso delle donne vendette a non finire e non si può neppure incazzarsi perché è un automatismo trasmesso dal transfert generazionale, macchinette con il programma inserito, se non si dà peso a quel che pensano i cani con la gelosia si possono portare a spasso dove si vuole.1

Nella mentalità corrente impostare un rapporto senza gelosia pare impossibile, ci vorrebbe un altro programma da inserire nelle macchinette, immaginarsi un mondo dove il sesso non è peccato, potrebbe essere poco divertente ma se non si prova non si può sapere, allo stesso livello della gastronomia ci potrebbero essere negozi dove si vendono cazzi super dotati e fighe arci appetitose, si comprano per una sera o due e si assaggiano, se ne possono comprare quanti si vuole e per tutti i gusti e le tasche, quando si pensa ad un bel regalo per la fidanzata le si porta un bel negro muscoloso con mezzo metro di cazzo sempre in tiro e la fidanzata ricambia offrendo le puttane più arrappanti che trova nelle sue orge. L’argomento è appena accennato ma comunque qualcosa del genere.

Per finire macedonia di mela grattugiata, chicchi di melograno e limone, così ci si può rifare la bocca dopo tutte quelle sborrate…

mela e melograno

Fusilli al gorgonzola e basilico con zucca e cavolfiore.

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Fusilli al gorgonzola e basilico con zucca e cavolfiore, buono, almeno l’ho mangiato e sono ancora vivo, il cavolo non mi piace granché ma volevo continuare il discorso sulle atomiche ed allora eccolo pronto.fusilli al gorgonzola

Secondo le regole della cucina alla vattelapesca gli ingredienti possono variare a piacere, in questo caso si fa fondere in pentola il gorgonzola con il burro e la salvia poi si fa bollire l’acqua col cavolo e la zucca e quando è tempo si buttano i fusilli, si aspetta che cuociano poi si versa il tutto nello scolapasta e si unisce il condimento con una bella grattata di parmigiano ed infine si mangia.

Uno scrittore quando scrive crea, qualcosa del genere dev’essere anche per i cuochi, bisogna mettere quel “tocco” in più per rendere appetitosi sia le parole che i cibi ed in questo caso ognuno ha i suoi trucchi, personalmente do molta importanza agli accostamenti di colore, sfumature eccetera, la regola si estende alle immagini, ai profumi ai suoni e naturalmente alle parole.

Per quel che riguarda la bomba atomica anche il cavolo ha una forma che ricorda l’esplosione nucleare, ad esempio quando mette i sovraccappucci, esplosioni nelle esplosioni, sembra un climax, un’escalation, una scala…

L’esplosione nucleare, una figura che si ripete in fenomeni diversi sia fisici che sociali, si può probabilizzare una regola universale che li comprende tutti, anche l’informatica e la psicologia quindi studiandone una dove si capisce si possono capire le altre.

canguroFortunatamente il tema è già stato trattato coi particolari nello studio dei movimenti della specie preumana, si trova nel primo libro del Pianeta Vergine, l’incolonnamento, la migrazione, l’invasione a cuneo per penetrare la formazione avversaria e la relativa battaglia, figura che si ripete in tutte le guerre, un’energia viene compressa contro un’altra energia di segno contrario e quindi pum! come dicono i francesi “la melè”.

Quando si clicca un link appare la pagina chiamata, la figura può essere interpretata come un esplosione, per la logica pura il nome non è forma, il link non è la pagina quindi il link è un nome e la pagina chiamata la sua forma, la forma è già presente nel link o nel nome in potenza, gli si clicca sopra iniettandogli un’energia contraria e lo si fa scoppiare, come la cosa avvenga in pratica bisognerebbe chiederlo ai furbacchioni che se ne occupano ma si può anche vedere altrove.

Il seme non è il cavolo quindi il seme è nome ed il cavolo è forma, in questo caso il seme con la penetrazione dell’umidità del terreno dà inizio ad una proliferazione cellulare che porta alla formazione del cavolo, a questo punto il cavolo nominato è nome, la parola cavolo, la cui forma è il cavolo che si vede realizzato nella realtà.

Il nome è singolare la forma plurale quindi la forma del cavolo è plurima, come la pagina web è formata da più link quindi da più semi che allargano l’esplosione teoricamente all’infinito ma in pratica fino all’occupazione dello spazio a disposizione nell’orto. Se si propagasse sarebbe un’altra esplosione, in natura ogni specie ha un nemico naturale che ne limita la crescita appunto per prevenire tali esplosioni, qualcosa del genere delle centrali nucleari.

Regola universale, l’universale non è il particolare quindi restiamo nella filosofia e gli altri si arrangino, si vede che il nome del cavolo ha in potenza la forma del cavolo fisico, nel nome il cavolo è uno, nella forma si apre a tutti i suoi componenti, proprio come la filosofia e tutte le altre scienze… esplosione

Il nome non è forma, il limite non è spazio quindi il limite è nome e lo spazio è forma, nel caso il seme del cavolo ed il link sono limiti, l’origine, lo zero che dà origine alla circonferenza, lo zero non è la circonferenza come il seme non è il cavolo, la figura si vede in musica, il si diesis non è il do uguale a zero della scala successiva, la nota finale della scala precedente viene inserita in un ottava muta e la fa suonare, il seme è il punto finale di un cavolo precedente realizzato e non è il cavolo successivo a cui dà forma.

Figure che si ripetono, testa di cavolo e testa di cazzo ad esempio, due epiteti che indicano la stessa cosa, termini che i bambini si tramandano di generazione in generazione da migliaia di anni, si vede un’identità di cavolo e cazzo, il cazzo un’altra esplosione atomica? Il fungo nucleare con la sborrata e relativo fall out di spermatozoi, viene premuto nella vagina, un’iniezione di sperma, un energia compressa contro un’altra energia, nella figa si vede bene nella testa di cazzo un po’ meno ma è probabile che funzioni nello stesso modo.

Le immagini del pensiero, delle sborrate, in questo caso qual è il cazzo che sborra la relativa mentalità? Seguendo il filo delle figure la realizzazione di una sborrata precedente, non è la sborrata successiva quindi non è pensiero, il pensiero è multiplo quindi forma, il seme non è forma quindi è nome.

Un nome limite che dà origine al pensiero, il pensiero cresce, lo spazio è un fenomeno limitato ed a un certo punto pum! con conseguente fall out di mentalità.

Il discorso si fa complesso, il seme è il punto finale di un fenomeno realizzato, testa di cazzo si nasce o si diventa?

…alla prossima puntata.

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Coniglio con famiole alla vattelapesca.

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Coniglio con le famiole alla vattelapesca, buono, piatto avventuroso, stamattina mi sono svegliato alla solita ora ed ho guardato in frigo, c’era il coniglio che muffiva in ghiacciaia già da un mese e mi son detto: “Ma sì, facciamo il coniglio!” poi siccome non avevo nulla per il contorno ho fatto una passeggiata nel bosco tra i colori ed i profumi dell’autunno e raccolto una bella borsa di famiole quindi son tornato a caso ed ho cucinato.

La cucina alla vattelapesca non segue ricette precise, ogni volta si mette quello che frulla o meglio che si ha a disposizione, si possono cucinare sempre le stesse cose ed avere sapori diversi, in questo caso oltre al coniglio ed alle famiole ho usato mezza cipolla, tre gambi di sedano, un finocchio, una melanzana, un pugno di olive taggiasche, quattro pomodorini per il sugo e due peperoncini messicani, se ho dimenticato qualcosa poco importa, ne ho mangiato due famiolebei piatti ed avanzato abbastanza per fare il risotto domani.

I funghi sono una passione, li ho studiati e li raccolgo da anni, nella zona conosco tutti i posti e quando vado non torno mai a mani vuote. Quest’anno il secco li rende rari, bisogna cercarli nel fondo valle dove scorrono i torrenti e l’umidità è abbondante, ci sono un sacco di divieti a proposito ma siccome chi non ha diritti non ha doveri me ne infischio alla grande. L’armillaria mellea o chiodino o famiola è un fungo velenoso, anni fa ho fritto delle cappelle non abbastanza e sono stato male tre giorni, il battesimo del micologo, da allora li rispetto, vanno cucinati bene ed a lungo, meglio ancora fatti bollire un po’ prima  di metterli in pentola col resto.porcino

Tema affascinante, i funghi vanno cacciati, si sentono al profumo, si nascondono e si fanno trovare solo da chi gli è simpatico, bisogna camminare per ore in posti qualche volta inaccessibili perfino ai cinghiali, rovistando tra i rovi, scalando pareti impervie e franose, rischiando spesso ma a caccia di piccioni son buoni tutti, a me piacciono le cose difficili e qualcosa si deve pur fare per passare il tempo.

ovulo realeA parte gli scherzi è probabile che anche i fisici nucleari che hanno progettato la bomba atomica li abbiano studiati, ci sono molte analogie e non solo con la fisica, una proliferazione di ife, una concentrazione di energia e pum, scoppia la bomba con conseguente fall-out di spore. Si vede anche in sociologia, una proliferazione demografica, una concentrazione urbana e pum, scoppiano rivolte e violenze ecc.

Figure in movimento, il manicomio ha le sue regole, giudicarle è inutile, come diceva Bucowsky la politica è come mettersi nelle mutande una gatta furiosa, ne ho conosciute parecchie e accumulato una discreta esperienza in proposito.

funghi

Pane burro e marmellata di more.

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Pane burro e marmellata di more, buono, anche come antipasto, il burro in questione è di Lanzo, raffinatezza d’altri tempi, per un buongustaio è una prelibatezza, un sapore particolare che ormai si va perdendo, la marmellata di more è eccezionale, fatta in casa con l’aggiunta di un pizzico d’amore, si scioglie sulla lingua che è un piacere. L’essere senza soldi è veramente fastidioso, specialmente per chi sa guadagnarli a palate, comporta un sacco di rinunce ma quando si può si fa di tutto per deliziare il palato.

pane burro emarmellataL’era della mutua che contraddistingue il periodo attuale ha ribaltato tutti i parametri di civiltà, così come la musica necessita di un pubblico dotato di orecchio l’arte della cucina di commensali dotati di gusto, oggi i cafoni si fan chiamare signori e di conseguenza medicine, cibi contraffatti, vino chimico, campagne in agonia ed ospedali pieni, non si può pretendere altro, non è facile non sparlare, si tratta di cani e porci quindi è comprensibile, uno spettacolo che è meglio guardare dal di fuori, magari accompagnato da golose fette di pane imburrato e marmellata.Pane burro e marmellata.

Per la semiologia il segno non è il codice, questo significa che il segno è solo un nome, una parola, mentre il codice è forma, cioè quello che si vede.

Addolciamoci la bocca…

Pane burro e marmellata.

Insalata di bresaola.

bresaola

Insalata di bresaola della Valtellina con olio ev e limone, buona, almeno a me piace poi si sa, se la si desse ad un somaro non la mangerebbe, i gusti sono gusti e non si discutono. Ottima per quando non si ha voglia di cucinare, si butta qualche fetta in un piatto, si condisce ed è subito pronta, assomiglia un po’ all’albese ma molto più saporita.

Anni di guerra senza quartiere mi hanno indirizzato alla cucina alla vattelapesca, è pratica non lo metto in dubbio ma a me sinceramente piacerebbe avere una cuoca personale che sapesse inventare un piatto nuovo ogni giorno per deliziarmi il palato, una vera artista e magari non solo in cucina, purtroppo un guerriero non si deve mai lamentare e quindi faccio da me e non solo in cucina…

Repetita iuvant, la pubblicità è l’anima di ogni attività, a sfornare idee non mi batte nessuno, le servo fresche ma so anche cucinarle a puntino, quando si ha una vetrina da mostrare al mondo intero occorrono coglioni saldi, si potrebbe fare un sacco di soldi usando i social, ad esempio mettere insieme un gruppo di blogger che pubblicano ricette per raggiungere un target di qualche milione di buongustai e poi contattare produttori e consorzi di generi alimentari e proporgli l’affare unendo l’utile al dilettevole, tutto sta a saper organizzare perché le cose ci sono già, si tratta solo di farle funzionare.

La Nutella sembra che lo faccia, questo può aiutare caso mai qualcuno se ne volesse interessare.

La cucina è un’arte, bisogna essere pittori per accostare i colori, musicisti per far suonare sapori e profumi e perché no? anche poeti, far parlare i piatti, però ci vuole un pubblico preparato che li sappia ascoltare, questo non si discute.

Più passa il tempo più mi convinco che è meglio un povero diavolo in buona salute che un grande signore col mal di pancia, comunque anche oggi ho mangiato ed il problema principale è risolto.

muraglia cinese

Maiale alla brace.

maiale alla brace chiuso

Maiale alla brace, quando si ha appetito si mangia sempre volentieri, piatto popolare che si tramanda da miliaia di anni quindi non ha bisogno di lunghe presentazioni.

Per la semiologia è interessante il sinonimo porco molto usato in favole proverbi locuzioni e bestemmie anche queste tramandate di generazione in generazione da miliaia di anni.

Apriamo la figura, come si vede il porco è anagramma di corpo e spesso è associato al cane, porcocane! Una fusione linguistica inoltre in certi casi si mangia ed è considerato bene in altri un insulto ed è considerato male e questo lo collega alla comunione dei cristiani, il cannibalismo buono e quello cattivo quindi a Cristo, una divinità.

La fusione porco cane in certi casi diventa porco dio quindi il cane è dio, questo riporta al pantheon delle divinità egizie dove ogni divinità aveva una testa animale ed il cane era rappresentato da Anubi, un’altra divinità, nel caso psicopompa cioè trasportatrice di morti.

Nel mondo romano Anubi si fonde con Ermes, un’altra divinità psicopompa, di questo non si è certi ma se Ermes fosse stato anche dio dei maiali ecco fatto il porcocane che poi diventa Cristo, anche lui psicopompo.

La linguistica professionale non dà peso alle parole così si può continuare, si vede una fusione tra cani e porci come sono definiti spesso quegli animali chiamati esseri umani, questo probabilizza una fusione tra la cultura egizia e quella greco romana che può essere avvenuta forse per un’ invasione o qualcosa di simile, il tutto collegato a Cristo.

Gesù Cristo suona con Giulio Cesare, Giulio Cesare, soprattutto tra i legionari, era considerato una divinità e se la faceva con Cleopatra, che era egizia. La figura si ripete con Tito che aveva l’appellativo di Cesare e Berenice, che era ebrea. Da questi indizi si potrebbe ricamare una storia ma non ne ho voglia avendola già trattata Tacito nelle Storie. Una fusione tra romani ed egizi ma in questo caso si tratta di Cristo, un ebreo discendente però da quegli schiavi ebrei che lasciarono l’Egitto dietro a Mosè dopo la strage dei primogeniti delle famose piaghe. Cristo ci ritorna dopo la strage dei primogeniti ebrei fatta da Erode, questo potrebbe non dire niente ma anche il contrario ed essere avvenuto altrove.

Senza trarre conclusioni si vede un linguaggio doppio, una lingua biforcuta, infatti esiste un linguaggio gergale parlato tra amici ed in famiglia ed uno formale parlato nei rapporti di lavoro e tra classi differenti come ad esempio i nobili inglesi ed i loro servi.

Anche questo tema è già stato trattato, l’origine dei castri romani formati da soldati che usavano un linguaggio gergale tra loro ed uno formale con gli ufficiali i quali a loro volta facevano lo stesso, quindi un linguaggio da caserma.

Il castro era un campo, un accampamento, questa è solo un intuizione ma intorno ai campi si formavano le città e la figura che si vede nell’attuale è una città formata intorno ad un accampamento di zingari negati. Le probabilità che si sviluppano da questa figura sono tante, bisognerebbe risalire all’origine del primo accampamento di zingari, uno scrittore con molta fantasia potrebbe spaziare a piacere, forse ha a che fare con le vergini orsole trucidate dagli unni di Attila che morirono solo nominalmente mentre nei fatti potrebbe esserci stata un’ altra fusione e da qui le probabilità stanno andando verso il caffelatte…

La storia si ripete, le orsole, le ursule, le orse per antonomasia sono le russe, termine generico che si identifica con una mentalità da schiavi o per dirla alla russa da muzic, in ogni caso il Canone permette di guardare senza toccare e dentro gli accampamenti di zingari, con tutti quei falsi dottori… l’accampamento in questione potrebbe non essere propriamente rom…ano ma averne comunque la forma con un nome diverso.

Come si vede il Canone è davvero un gioco interessante, si butta il seme della prima figura e poi si mette a germogliare, a crescere e conviene chiuderlo prima che esploda in un caos di probabilità così diventa seme per la prossima puntata.

maiale alla brace aperto

Fette di coscia d’agnello panate con patate novelle fritte al burro.

cotolette d'agnello con patate novelle.

Cotolette di coscia d’agnello impanate con patate novelle fritte al burro. Piatto di stagione, buono così così, l’agnello non è che mi piaccia granché, preferisco le bistecche al sangue belle spesse ma ogni tanto fa bene tenersi leggeri. Secondo i criteri della cucina alla vattelapesca si può friggere come in questo caso oppure fare alla griglia o al forno o al cartoccio eccetera, le patate novelle invece le faccio solo al burro, queste mi piacciono e di solito mi abbuffo.

Da non confondere con l’agnello di dio che toglie i peccati dal mondo, il “pharmakos” che gli ebrei prima di ogni pogrom mandano a morire nel deserto con il carico delle loro colpe per potersi così ripristinare al futuro, pharmakos era detto anche il tetrafarmaco di Epicuro, non si vede un collegamento diretto ma a quei tempi negli ospedali santuari si curava solo con l’oppio, un analgesico che toglie tutti i mali e qui ci sarebbe da discutere un bel po’ ma non ne ho voglia.

Di interessante c’è l’assonanza con Masaniello, il pescivendolo che solleva la plebe napoletana e quindi con gli Agnelli della Fiat che dopo aver sollevato i terroni a Torino fanno la fine del pescivendolo. Che terroni sia una storpiatura con trasferimento di vocali di Tirreni, gli antichi abitanti dell’Italia centro meridionale abbiamo già discusso, la cosa si collega ai veneti che per antonomasia sono definiti i terroni del nord, forse un antica colonia di Tirreni trasferita a Venezia oppure in Cadore però anche i Taurini, gli antichi abitanti di Torino suona con terroni e quindi con Tai di Cadore dove ho passato un più o meno bello periodo e qui le cose si ingarbugliano riportando ai galli cisalpini che formavano le legioni di Giulio Cesare.

Potevano essere Taurini poi dopo la castrazione rinominati in Boi e quindi agli accampamenti poi diventati città che vennero innalzati da quei soldati, i cosiddetti castri. La probabilità non è accertata al cento per cento, a Torino tra i terroni ci sono anche tanti veneti e dal mio esempio e dalle idee che portai in Cadore per poi fare la fine del pescivendolo forse qualcosa di vero c’è.

Per fortuna il mio nome non suona con agnello ma, come si suol dire, prevenire è meglio di curare.

Visto il numero di terroni che vivono a Torino, circa i tre quarti della popolazione esclusi i profughi, si può capire, si vede un trasferimento ciclico, prima i piemontesi vanno a Napoli a liberarli dalla schiavitù dei Barboni e poi il ritorno alla Fiat con una mentalità condizionata. Si potrebbe definire Torino la Napoli del nord come Napoli la Torino del sud con Vittorio Emanuele che dà a sposare la bella Rosina a Scarpetta, il cornuto contento alla san Giuseppe, ed i tori come i buoi sono appunto cornuti.

Sembra un lavoro di ricamo all’uncinetto ma intanto anche oggi abbiamo mangiato ed il problema principale è risolto.

cotolette d'agnello

Particolare.